Il nuovo volto di una vecchia fabbrica tessile di Pechino

Da spazio industriale a ufficio di una società di produzione televisiva grazie a progetto per metà italiano, firmato dallo studio MDDM

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Jonathan Leijonhufvud

MDDM STUDIO è uno studio d’architettura italo-tedesco, fondato dagli architetti Momo Andrea Destro e Margret Domko. La società ha sede a Pechino e lavora soprattutto in Cina, mercato che offre grandi possibilità e che ha permesso ai due professionisti di ottenere già importanti riconoscimenti.

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Uno dei loro ultimi progetti, a cui hanno collaborato anche Amirlin Sunderiya e Martina Muratori, sono i nuovi uffici di CWITM (China Wit Media), una società di produzione televisiva e cinematografica che realizza molti film e serie tv cinesi e non. A noi occidentali le loro locandine non dicono nulla, ma nel 2017 CWITM ha anche co-prodotto il film Marcia per la libertà: la storia del primo giudice afro-americano della Corte Suprema.

I nuovi headquarters di CWITM a Pechino sorgono in una vecchia fabbrica tessile. Il progetto di MDDM colpisce perché traghetta il retaggio industriale dell’originale struttura “a capannone” verso la modernità di un nuovo contesto creativo, arioso e luminoso. La scelta principale è stata quella di conservare il grande tetto spiovente, che divide gli 800 metri quadrati in senso longitudinale, e di sfruttarne il lucernario.

Dagli alti soffitti si diffonde così una luce naturale, che riverbera sulle superfici bianche e i pannelli in policarbonato semitrasparenti. Questi materiali si alternano per il rivestimento degli spazi definiti dai mezzanini, inseriti per aumentare gli ambienti calpestabili prima dell’intervento.

Alcuni elementi in MDF colorato contrappuntano l’atmosfera quasi lattiginosa con allegre macchie di colore. Il risultato è un’atmosfera giovane e rilassata, dove le scelte d’interior design favoriscono il flusso creativo.

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Passiamo alla divisione degli spazi. Al piano terra troviamo le aree comuni: sale riunioni e uffici più piccoli. Lo spirito del progetto è “open”, ma non manca la possibilità di isolarsi. La privacy è ottenuta con l’uso di partizioni fisiche, sì, ma queste sono ridotte al minimo per favorire l'apertura e l’interazione sociale nell'ufficio.

Dall’ingresso si procede per una lounge room, primo luogo d’incontro tra dipendenti e clienti. Subito ci si trova immersi in un’atmosfera inondata di luce, mentre si supera la reception e si procede verso le sale riunioni.

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Le meeting room si susseguono lungo l’intero spazio e si differenziano non solo per dimensioni, ma anche per materiali e accessori. Ne risultano ambienti di lavoro dal clima diverso, vario e flessibile: da quelle più tradizionali e di rappresentanza, ad ambienti più intimi che favoriscono il dialogo privato e la concentrazione.

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Per questo a destra troviamo la sala riunioni principale, dotata di un grande e imprescindibile tavolo e di un cinema con una piattaforma a gradini, mentre al centro un “meeting box” in vetro dove ci si può isolare grazie a delle semplici tende.

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Sul lato sinistro, invece, un’altra sala riunioni privata all’interno di una “scatola di legno”, confinante con una “tatami room”.

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Procedendo ancora longitudinalmente, incontriamo un ambiente centrale, nevralgico per il ristoro dei dipendenti e l’incontro coi colleghi. Da qui sembra di poter toccare il giardino grazie a una grande vetrata. Splendide lampade dal design moderno e giovane scendono leggere dal soffitto. Divani rossi a "s" e lampade ad arco arredano lounge room per incontri informali.

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E infine i mezzanini. Assegnati a vari reparti lungo tutta la struttura, sono progettati come open-space, organizzati grazie ad alcuni separé in tessuto a mezza altezza, che dividono le postazioni di lavoro comune dalle scrivanie direzionali.

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