La casa che reinventa il concetto di parete attrezzata

Lo studio svedese Lookofsky Architecture firma la ristrutturazione di una mini-casa anni 20 puntando tutto su pareti attrezzate multifunzionali del colore del sole

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Photos: Mattias Hamrén; photo stylist: Hanna Tunemar

Chi l’ha detto che un muro è solo un muro? Specie in presenza di una casa piccola, le pareti possono diventare elementi essenziali del design, non mere superfici, inerti e piane, relegate al ruolo di cornice, ma spazi provvisti di una propria autonomia, dinamici e tridimensionali, che intrecciano estetica e funzione per arredare e personalizzare in modo intelligente la casa.

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Photos: Mattias Hamrén; photo stylist: Hanna Tunemar

Ne è un esempio questo piccolo appartamento di Stoccolma, che porta la firma dello studio svedese Lookofsky Architecture. Quello che i designer si sono trovati di fronte in principio era un vecchio stabile anni 20, con un’ampiezza complessiva di 80 metri quadrati e un grande bisogno di cambiare look. Ha avuto così inizio un intenso processo di ristrutturazione, che ha riguardato tre aspetti principali: la cucina, il bagno e la camera da letto.

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Photos: Mattias Hamrén; photo stylist: Hanna Tunemar

In ciascuno di questi ambienti il lavoro si è concentrato proprio sulle pareti, trattate come vere e proprie installazioni, protagoniste indiscusse dello spazio. Da qui il nome del progetto: Function Walls, che sintetizza perfettamente la visione su cui si basa la “nuova casa”, completamente trasformata e ottimizzata per ospitare una giovane coppia.

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Photos: Mattias Hamrén; photo stylist: Hanna Tunemar

Ma diamo un’occhiata più da vicino a questo microcosmo unico nel suo genere. Il punto di partenza obbligato della ristrutturazione di questa mini casa è la cucina, cuore pulsante della vita domestica: qui in origine c’erano due ambienti separati, poi il muro che li divideva è stato rimosso, per ottenere una generosa zona living, ideale per incontrarsi, mangiare, intrattenere gli ospiti.

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Photos: Mattias Hamrén; photo stylist: Hanna Tunemar

La parete che definisce lo spazio, lunga sette metri, è un mosaico ben congegnato di moduli più piccoli, rispondenti ciascuno a una propria funzione specifica. Il forno, la dispensa, l’angolo per la lettura, sono le singole parti di un insieme articolato, che gioca con altezze e profondità per dare un'impronta originale, pratica e accattivante insieme, all’ambiente (e il merito qui va anche ai costruttori di Maldini Studio, che hanno dato corpo all’idea ingegnosa del team Lookofsky). Anche i blocchi che si staccano dal muro, come il bancone o le sedute, sono in realtà parti integranti del medesimo schema. Come se fossero mattoncini Lego in attesa di essere posizionati all’interno della costruzione principale.

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Photos: Mattias Hamrén; photo stylist: Hanna Tunemar

Un procedimento analogo è stato adottato nel resto della casa: il bagno è una nicchia a sé stante, con un muro che si apre a rivelare ampi spazi di stoccaggio, mentre la camera da letto è dominata da un voluminoso armadio a muro. Nel dialogo tra vuoti e pieni che sostanzia ogni ambiente si inserisce un altro fattore decisivo: il colore. Gli architetti hanno scelto un giallo carico, che sottolinea il carattere giocoso del design, rendendo ancor più calzante la similitudine con le costruzioni.

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Photos: Mattias Hamrén; photo stylist: Hanna Tunemar

In una scenografia così decisa ed esuberante, non c’è posto per altri colori, ad eccezione del bianco, che affiora dalle pareti sgombre e dai soffitti, e del legno color caramello che riveste i pavimenti. Lo stile di complementi e arredi è squisitamente nordico: pochi pezzi lineari, dal sapore elegantemente minimal, che non distolgono l’attenzione dalla vera anima della casa: le sue mirabolanti pareti.

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