intervista designer baxter
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Prendi un gruppo di designer e falli sedere intorno a un tavolo per parlare di progetti passati e futuri, sorseggiando cocktail ad hoc creati da un barman/special guest come Andrea Attanasio. Ovviamente il tavolo non è certo un tavolo qualsiasi, ma un tavolo del Baxter Bar, luogo di eleganza e raffinatezza frutto della collaborazione tra il (brand che accomuna i quattro designer) e il barman comasco, chiamato anche "il sarto del cocktail". Il risultato è un'intervista a più voci, tra design e mixology, i cui protagonisti sono Federico Peri, Hagit Pincovici, Arianna Lelli Mami e Chiara Di Pinto di Studio Pepe.

Ci piacerebbe sapere qualcosa di voi, della vostra personalità, partendo dal vostro Cocktail preferito, o da alcuni ingredienti che amate particolarmente.

FP: Il mio cocktail preferito è l'Americano, a volte vorrei cambiare ma alla fine punto sempre su quello, mi piace il suo gusto amaro.
Una breve descrizione di me? Mi sono occupato inizialmente di interni e dal 2011 ho aperto il mio studio. Dal 2014 ho cominciato a focalizzarmi più sul prodotto di arredo. Mi sembra di avere più possibilità di esprimermi, riesco ad essere più a contatto con la materia, con gli artigiani, con i clienti, lo trovo più stimolante ed è diventato il mio interesse principale.
Mi piace stare a contatto con le persone, ma sono anche molto riflessivo e introverso, soprattutto quando progetto, ho sempre bisogno di ricavare dello spazio per me. La parte di ideazione di un progetto mi viene quando sono da solo la sera o la mattina presto.

HP: Come cocktail scelgo il gin e acqua tonica.
Su di me posso dire che sono abbastanza istintiva. In ambito lavorativo le idee mi vengono quasi immediate. Parto da un'immagine, un sogno, qualcosa che mi colpisce per strada e comincio a fare ricerca. Sono curiosa di sperimentare. Caratterialmente sono molto espansiva però devo avere feeling con la persona che mi trovo davanti. Non mi sento subito in confidenza, ma anche con le persone ho bisogno di approfondire quel primo interesse immediato, che sento a pelle.

SP: I nostri drink sono per Chiara Gin Tonic, mi piace molto con l'ungava, il pepe rosa e il lime, e per Arianna il London Mule.
Possiamo parlare del nostro rapporto di coppia per raccontarci. Tra di noi abbiamo molta dialettica, è uno scontro creativo molto stimolante. Il nostro approccio al progetto è quello di una costante ricerca di nuovi linguaggi, o almeno del modulare il nostro linguaggio per trovare altre sfaccettature. Il rapporto a due stimola a mettere in dubbio le certezze che ognuno ha e che condurrebbero, soprattutto in momenti di stanchezza, a cercare la strada più semplice. Ti metti in discussione. È faticoso ma la fatica è la base della scoperta. Siamo curiose e visuali.
Quando ci sono difetti o difficoltà in un progetto come nella vita tendiamo a trasformare quell'aspetto apparentemente negativo in punto di forza. Siamo curiose anche nei confronti delle persone, non siamo per niente snob.

Vorremmo chiedere ad Andrea Attanasio, "il sarto del cocktail", di fare un esperimento e vedere se è vero il detto "Dimmi cosa bevi e ti dirò (in questo caso) che designer sei". Andrea, partendo dai gusti dei nostri ospiti, puoi proporre qualche drink particolare che interpreti al meglio le loro personalità creative?

AA: Federico ha scelto Bitter Campari, Vermut e Soda, gli ingredienti dell'Americano. È introverso e va sempre sul sicuro, ma vorrei fargli assaggiare una variante un po' più ricercata, il papà del cocktail Americano. Visto che è amante di quei sapori propongo il MiTo, il Milano-Torino, bevanda prediletta dal Conte Negroni. Milano Campari e Torino Vermut Rosso Mulassano danno vita a questo drink in una mia versione, nella quale pre miscelo il liquido come se decantasse, lo lascio ossigenare e lo servo con angostura.
Ad Hagit, che ha un carattere molto espansivo ed istintivo, vorrei proporre un drink nuovo, partendo dal suo ingrediente, il Gin, cambiando la bollicina, come se fosse uno champagne cocktail. La parte intrigante è che sceglierà lei come finire il drink. Le darò tre essenze da vaporizzare in base al suo gusto personale, oli essenziali scelti tra foglie di mandarino, pompelmo e abete rosso e deciderà come concludere il suo Pomarance.
Per Studio Pepe invece, dalla personalità multipla, molto curiosa e amante del viaggio, propongo un drink a base di Tequila 100% agave, tendente all'aspro viste le loro preferenze di ingredienti. Visto che hanno parlato di pepe, voglio far assaggiare un liquore storicamente italiano, il Galliano, caratterizzato da 47 erbe in macerazione (liquirizia, finocchietto, pepe) e dal colore giallo. Invece che zuccherare farò una riduzione di passito che rende più aspro il sapore, lo farò bollire generando un drink morbido ma senza zucchero.

Hagit Pincovici designer Baxter
Hagit Pincovici
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Parliamo della vostra collaborazione con Baxter. Ciascuno di voi ha delle caratteristiche progettuali che si ritrovano nella filosofia dell'azienda, l'eclettismo, l'attitudine a sperimentare con colori e materiali, l'idea del pezzo di design come pezzo unico, prezioso. Com'è stata questa collaborazione? Che rapporto si è instaurato con l'azienda?

FP: C'è una grande affinità all'interno dell'azienda, è come una grande famiglia, ho apprezzato subito questo spirito, ed è quello che mi ha messo a mio agio, anche dal punto di vista progettuale. Anche per il mio carattere introverso un ambiente così familiare e tranquillo è stato una bella scoperta. Abbiamo avuto un dialogo costante per capire fin dove ci si poteva spingere, le loro necessità e le loro idee, il confronto è stato sempre positivo. Lo scambio ha generato prodotti nati da più mani e questo mi piace molto.

HP: Mi ha colpito come Baxter stia cercando un approccio più fresco, e questo si nota nei prodotti, nei colori, nelle composizioni e nei materiali esotici. Gli accostamenti di tutti questi elementi si sposano bene con il mio approccio. Abbiamo instaurato un bel rapporto, hanno questo senso estetico e modo di interagire giovane che amo e nonostante sia un'azienda grande vuole sperimentare, cosa che apprezzo. In sintesi non sono per niente mainstream, ma cercano di andare oltre.

SP: Il rapporto è stato molto semplice, ci siamo anche stupite della velocità di comprensione rispetto a quelli che sono i nostri codici estetici, che condividiamo. A volte soprattutto per i particolari del prodotto c'è bisogno di più tempo per trovare la giusta soluzione, in questo caso c'è stata una 'linea diretta'. Nella nostra percezione Baxter evolve sempre con una costante ricerca di nuovi codici, di un'estetica sempre nuova e questo ci piace molto. Amore per il dettaglio e per il materiale. L'immagine dell'azienda viene di volta in volta declinata, pur mantenendo sempre la stessa natura e questo fa parte anche del nostro modo d'essere.

Ci raccontate qualcosa dei progetti realizzati?

FP: I prodotti che ho realizzato sono sei: tavolo, lampada, due sedie, una poltrona e un sistema di tavolini da caffè. Questi ultimi riprendono un'idea di modernità e guardano alla produzione di Charlotte Perriand. Sono in pietra con listelli affiancati l'uno all'altro, al di là della modularità ci sono dei supporti in pelle o metallo che scivolano su binari.
Le poltrone si discostano un po' da quelle che caratterizzano per la maggior parte il catalogo Baxter, non sono Bold, ma sono più esili, in legno. Rimandano alla tradizione in contrasto con linee geometriche nette contemporanee, e la caratteristica dello schienale è una sorta di paglia di Vienna realizzata in pelle ad una scala più grande. Un mix tra contemporaneo e storico.
Tavolo con posti a tavola assegnati, mi piaceva l'idea di assegnare i posti a tavola, con listelli all'interno del top che indicano il posto e creano un disegno geometrico sulla superficie in pelle. Le due sedie, una ha struttura più rigida e netta e l'altra più morbida. Ultimo prodotto è una lampada a sospensione o declinata a parete, scatolare in ottone semplice con vetro decorato, in cui si uniscono linee contemporanee con linee più storiche tradizionali del vetro zigrinato.

HP: Ho realizzato per loro un tavolo da pranzo e un altro tavolo da pranzo modulare a trapezio, un tavolo cafè e un cabinet. Il concetto è abbinare materiali con colori molto intensi, laccato poliestere con marmi di grande fascino e ricercati.

SP: Abbiamo realizzato un tavolo e una sedia. Avevamo l'idea di lavorare con tre gambe, con il numero tre, per cui abbiamo declinato entrambi i progetti in versione a tre gambe. Durante un viaggio in Mozambico abbiamo visto sedie povere, fatte di legno locale e realizzate con tre punti di appoggio. L'ispirazione è stata questa: tornare all'essenza, e creare un oggetto slanciato leggero.

Federico Peri designer Baxter
Federico Peri
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Federico, tu vieni dal mondo delle Gallerie e sei stato da poco nominato Rising Talent a Maison&Objet 2018 da Luca Nichetto che ha detto di te: "Nel suo lavoro, vedo un'attitudine naturale nel pensare a prodotti sempre legati alla creazione di un'esperienza. Sono molto curioso di vedere il suo approccio applicato ancora di più alla produzione industriale". Su cosa hai puntato per interpretare al meglio il mood Baxter, una realtà industriale, ma molto particolare.

FP: La realtà di Baxter è simile a quella dei miei esordi, Baxter ha una sensibilità particolare, con una forte componente artigianale nonostante la sua natura industriale. Questo è un modo di approcciarmi all'ambito della produzione in serie che a me appartiene.

Hagit tu lavori molto sulla ricerca della combinazione dei colori e dei materiali. Cosa ti ha colpito del lavoro di Baxter che su questo è maestro?

HP: Baxter è molto attento ai particolari e ha un senso estetico spiccato. Sono aggiornati su quello che accade nel mondo della moda. Ragionano come una azienda multidisciplinare, non per forza solo design. È un approccio, quello di Baxter, che può essere applicato a qualsiasi campo nel mondo dell'arte e del design.

Arianna e Chiara, i vostri progetti hanno una componente geometrica molto forte. Baxter quest'anno punta molto sull'accostamento di linee nette e pulite, molto artificiali, e materiali naturali, come le pietre. La responsabilità è anche un po' vostra?

SP: Noi amiamo lavorare con questi materiali preziosi e vediamo la geometria come lo strumento per dare confini, ma non è una geometria rigida, castrante, che ingabbia.

C'è qualche progetto che vorreste proporre all'azienda, qualche lavorazione che vi incuriosisce, qualche materiale che vorreste sperimentare?

FP: Mi piacerebbe approfondire di più la lavorazione della pelle in un futuro, dato che è il loro materiale principale.

HP: Mi sto interessando ad un materiale che si trova per gli esterni, un metallo espanso che è molto leggero. È stato usato per Fondazione Prada e secondo me può essere adottato nel mondo del design, è un materiale industriale ma assimilabile a uno naturale, come il marmo ogni lastra infatti è diversa dall'altra, il processo di produzione è casuale.

SP: Stiamo lavorando su una resina che ricorda il cemento ma anche il gesso, noi amiamo molto questo materiale. Abbiamo già realizzato due progetti, Ossimori e Out of The Blue, che giocava con le peculiarità del gesso, la sua tattilità, i suoi riferimenti al mondo classico, il fatto che sia permeabile e possa cambiare nel tempo.

Arianna Lelli Mami e Chiara Di Pinto designer Baxter
Arianna Lelli Mami e Chiara Di Pinto
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Andrea ci puoi raccontare cosa rende così speciale i tuoi drink e cosa accomuna il tuo lavoro a quello di Baxter?

AA: Il connubio è quello tra eleganza e artigianalità. Per me le materie prime di alta qualità sono essenziali, come le lavorazioni. Cinque anni fa ho portato avanti un progetto, Italia in un Bicchiere, e per ogni regione d'Italia ho selezionato due prodotti principe per poter rivisitare drink classici o fare drink di mia invenzione valorizzando il prodotto originale. Viaggio anche in giro per il mondo a selezionare prodotti molto particolari. Il mio lavoro è ricerca e sperimentazione continua. Il soprannome "Sarto dei Cocktail" all'inizio non mi faceva impazzire, perché lo associavo al sarto di moda, ma se lo penso legato al mondo Baxter è una bella similitudine. Spesso il cliente pensa che il drink venga inventato al momento per lui. Non è così. A volte impiego anni per perfezionare un cocktail. Ci sono evoluzioni nella mia testa che rielaboro e mi fanno trovare un equilibrio non è così immediato. L'esperienza, la maestria sono fondamentali, ho una cassetta degli attrezzi che devo saper usare, come un artigiano.

Quanta importanza dai all'estetica, ai colori, al modo di presentare. Baxter punta tantissimo sulla comunicazione, tu come interpreti questo aspetto?

AA: Tantissima, il drink lo godi ancor prima di averlo bevuto. Il mio ospite deve essere già ben predisposto a bere quel drink. Lo deve immaginare già prima di assaporarlo. Dall'immagine cerco di mandare dei messaggi subliminali. Nel locale io sto attento a tutto. Dall'arredo alla musica al bicchiere che uso, sono maniacale anche nella cura del bagno. Il drink deve soddisfare i cinque sensi.
Dò anche importanza all'esperienza. Per il Salone del Mobile lanceremo dei drink take away in bottigliette di vetro tascabili, da consumare in 24h. Super fresche e pratiche.

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