Marcantonio: vi racconto il mio mondo animale e vegetale

L'artista-designer che ha inaugurato la prima edizione di Arteparco in Abruzzo ci apre le porte del suo pensiero creativo, e ci racconta di un design che ha un'unica direzione: la poesia

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Marcella Magalotti

Incontriamo Marcantonio nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, a Pescasseroli. Tra faggeti Patrimonio dell’UNESCO, in un’area denominata Difesa facile da raggiungere, su un vecchio albero batte un cuore bianco irrorato dalla natura incontaminata, in una similitudine tra rami e radici e sistema vascolare umano. E nel rispetto più ossequioso dell’ambiente che l’accoglie. Si tratta della scultura “Animale-Vegetale (Il Cuore)”, che inaugura la prima edizione di Arteparco in Abruzzo.

Chi ha ideato e realizzato quest’opera è appunto Marcantonio, artista 41enne di Ravenna che sempre più di frequente è anche designer, mettendo a colpo con Seletti una fortunatissima serie di animali-lampade, con la Monkey Lamp da record - venduti più di 100,000 pezzi dalla sua produzione nel 2013. E tra le sue collaborazioni, anche la collezione in edizione limitata “Instinct Illumination” per la galleria Rossana Orlandi di Milano.

Abbiamo incontrato Marcantonio Raimondo Malerba - ma basti il nome d'arte Marcantonio- in occasione del taglio del nastro della sua installazione. “Animale-Vegetale (Il Cuore)” è il primo atto di Arteparco, progetto di valorizzazione e sensibilità delle bellezze silvane d’Abruzzo attraverso l’arte contemporanea, promosso da Paride Vitale, titolare dell’omonima agenzia di comunicazione e design di Milano ma con le radici e l’affetto nella natia regione, a braccetto con l’Ente Parco e il Comune di Pescasseroli e in sinergia con BMW Italia e Sky Arte.

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Per ordine, come è nato il tutto?

Paride (Vitale ndr) ha iniziato a parlarmene un annetto fa, chiedendomi: “Ma se io ti invitassi a fare qualcosa nel parco d’Abruzzo, tu ci saresti?” Ho risposto subito di sì. L’ho appoggiato fin da quando l’idea era embrionale. Abbiamo fatto il primo sopralluogo a giugno. BMW, lo sponsor, ha messo a disposizione alcune biciclette a pedalata assistita per fare un percorso all’interno del Parco e raggiungere l’opera.

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Veniamo all’opera, un cuore bianco dal titolo Animale-Vegetale (Il Cuore)...

Volevo creare una connessione tra il mondo vegetale e il nostro, quello animale, e creare una similitudine tra i rami e le radici e il nostro sistema vascolare. Il cuore è realizzato in legno di betulla laccato, che è il legno più leggero e flessibile, il più adatto tecnicamente a questo tipo di decoro e meno invasivo possibile. Un cuore come rispetto della natura e rispetto degli altri, che ho sovrapposto a un albero morto molto scultoreo, con una forte carina materica.

Come sei arrivato a questa idea?

All’inizio ne avevo altre, ma nel momento in cui abbiamo fatto il sopralluogo si sono subito annullate. All’inizio l’intervento doveva essere fatto su un albero vivo, ma dopo pochi minuti che cammini nel parco, la sua natura evoca così un senso di pace che cresce una volontà di rispetto e gratitudine ed era diventato impensabile fare un intervento su un albero vivo, anche se fosse stato poco invasivo. E volevo che la natura non fosse solo cornice ma parte attiva dell’opera, perché sarà lei, con il tempo, a decidere cosa diventerà questa scultura, come si trasformerà e finirà.

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Sottolineavi che avete scelto un albero morto…

L’albero morto caratterizza questa tipologia di bosco, non va visto come inutile. Abbiamo pensato fosse più raffinato celebrare un albero morto che comunque fa parte del ciclo della vita e della biodiversità del parco. Ed è nata l’associazione con il cuore. La natura è per se stessa l'espressione della necessità, e il mio senso di bellezza nasce nel riconoscermi in essa. La mia idea ci invita a riconoscere nelle radici degli alberi il nostro sistema vascolare: la cellula vegetale si differenzia da quella animale per pochissimo, per il cloroplasto, che fa accadere la fotosintesi clorofilliana. Un primo simbolo chiaro e forte per iniziare l’idea di Arteparco, che possa poi continuare e germogliare.

Si sente il tuo entusiasmo e il tuo pensiero sincero nei confronti di questa natura.

Torno a casa con un gran senso di gratitudine. Mentre lavoravamo al progetto, ho vissuto la semplicità, l’armonia dalle persone che mi hanno aiutato. Ho detto a Paride: “Guarda, io a Percassoli ci ho lasciato il cuore!”.

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Il cuore è un soggetto caro alla tua arte. E il tuo mondo è popolato di una poesia di animali, da topolini a scimmie, giraffe e cinghiali.

Ho accettato subito proprio perché quando si tratta di fare qualcosa con la natura, io ci sono. Fin da bambino sono cresciuto a contatto con la natura andando sempre in montagna con i miei genitori. Dall’altra parte è anche una mia necessità di relazionarmi con dei soggetti forti e chiari. Accuso molto i tempi contemporanei in cui ogni mese si cambia tendenza, troppi stimoli e bombardamenti… Ho bisogno di riferimenti che comunichino senza ombra di dubbio un significato, ho bisogno di usare delle icone, e credo per questo motivo uso spesso il cuore nei miei lavori. Anche con gli oggetti di design mi rilassa e mi fa divertire utilizzare animali e vegetali, cercando di dargli una vita, di realizzare una scena che racconti una storia. Animali che poi siano anche al nostro servizio come lampade per esempio.

E il bianco?

È come immagino le cose: ideali, ricordano il classico, meno invasive, più silenziose. A colori sarebbero animali finti, in bianco sono evocativi.

Un passo indietro, come hai iniziato con i mondi di arte e design?

Sono nato a Massalombarda in provincia di Ravenna, dove ho studiato all’Accademia di Belle Arti. La cosa bella è che non ho mai studiato design. Ho iniziato la mia carriera come sculture, poi l’amore per l’oggetto comune mi ha portato verso il design. Sono ispirato dai fratelli Campana per il loro rapporto affettuoso con gli animali, amo Ingo Mauer e Gaetano Pesce che, agli inizi, era dirompente. Ho partecipato al SaloneSatellite di Milano e qui sono stato adocchiato dagli americani di Anthropology, che mi hanno invitato a fare una mostra nel loro store a New York al Rockfeller Center.

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Cosa presentavi al SaloneSatellite? I tuoi primi lavori?

Vecchie sedie da cui germogliano piccole piante, un’installazione pensata come un’opera d’arte.

Il mondo vegetale da sempre così ti contraddistingue.

Per me è sempre un discorso animale vegetale, e di idee più che di prodotti. Il design ci insegna a progettare ma è l’arte che ci insegna ad avere delle idee. Siamo abbastanza saturi di forme nel mondo del design, e secondo me o si va verso la tecnologia applicata al design che avrà sempre senso, ma non è il mio campo, oppure verso la poesia.

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