Davide Groppi e l’arte di saper disegnare la luce

Dalla lampadina ad incandescenza alla luce senza fonte: le lampade del designer piacentino piacciono per la loro potenza seduttiva ed emozionale

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Davide Groppi srl

Il dialogo con la luce di Davide Groppi comincia in un minuscolo laboratorio nel cuore di Piacenza negli Anni 80. Lui, appassionato di Do It Yourself, si diletta a costruire cose insieme al padre. «Un flipper, un telegrafo... una lampada: oggetti qualunque nati solo dalla voglia di muovere le mani».

Da allora, il giovane designer piacentino, nato nel 1963, progetta e produce racconti di luce che vanno oltre lo studio del mero corpo luminoso. Sì perché è questa la caratteristica principale di ogni sua creazione: sedurre ed emozionare con l’illuminazione.

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Senza aver mai lasciato Piacenza, grazie a un’officina del fare, del pensiero e del gioco che porta il suo nome e che nel tempo si è ingrandita, Davide Groppi utilizza la semplicità, la leggerezza, il mistero e la profondità, prima che il metallo ed il vetro.

«La luce valorizza angoli nascosti, suggerisce soluzioni impreviste e dettagli dimenticati. Sottrae, crea pieni e vuoti, sottolinea gesti e azioni», racconta il designer Groppi che aggiunge: «La luce non è mai neutra, agisce come protagonista indirizzando il corso dei nostri pensieri e delle nostre azioni. Necessaria per illuminare, ma anche per sedurre, dare un senso al mistero, suggerisce metafore e aiuta ad immaginare scenari destinati a diventare il teatro mobile e cangiante della nostra vita».

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Una passione che lo ha portato alla realizzazione di innumerevoli progetti, moltissime collaborazioni con importanti brand del settore e non solo (De Padova, Boffi, Paola Lenti, Christofle, ecc), due Compassi d’Oro (alle lampade Nulla e Sampei nel 2014 – foto sopra) e la possibilità, novità di questo 2018, di entrare a fare parte del progetto di Corporate Membership di Guggenheim Intrapresæ. «Un nuovo compagno di viaggio per consolidare insieme una visione più ampia del futuro».

Ma torniamo indietro, all’anno dell’inizio. È il 1988. Davide Groppi comincia a produrre e distribuire le prime luci con il suo marchio, ma è solo nel 1994 che ha la fortuna di conoscere Maddalena De Padova. L’imprenditrice milanese decide di esporre 40 lampade Baloo nello spazio di Corso Venezia durante la Milano Design Week. «È stato un momento memorabile ed emozionante perché mi sono reso conto che forse sarei riuscito veramente a fare quello per cui stavo lottando».

Da allora ad oggi ci sono 30 anni di autoproduzione e centinaia di capolavori. Molta ricerca, tantissima sperimentazione progettuale e innovazione. Il punto di partenza? L’amata lampadina. «Intesa come ampolla di vetro con il fuoco dentro, è il punto di riferimento del mio lavoro. L’hardware». Il designer, che segue sempre con attenzione la ricerca e la produzione di nuove fonti luminose, crea il sistema Endless (2018).

Un nastro conduttore adesivo ideato e brevettato per portare ‘differenza di potenziale’ su pareti e soffitti e alimentare i nostri modelli. L’idea è quella di considerare le superfici orizzontali e verticali come circuiti elettronici per posizionare gli apparecchi illuminanti con la massima libertà. «Sarebbe fantastico inventare una luce senza fonte».

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Un primo utilizzo lo vediamo nel corpo luminoso Meridiana (2018 – foto sopra), un progetto di luce, ombra e tempo. Una presenza simbolica e sorprendente che può essere installata dove si desidera (anche grazie al sistema Endless) senza obbligo di fonte luminosa limitrofa.

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Diego Cuoghi
La lampada da tavolo Calvino di Davide Groppi (foto sopra) gioca con i riflessi e il buio. Un sottile specchio circolare orientabile illumina il piano di lavoro e, allo stesso tempo, accoglie lo spazio circostante.

Infinito (del 2016 – foto di apertura) è un concetto spaziale, una luce continua. Un nastro sottilissimo in un particolare acciaio inossidabile (di soli 18 millimetri di larghezza) che riesce a tagliare lo spazio e produrre luce indiretta. E’ possibile adattare, tendere e orientare Infinito da parete a parete, da soffitto a pavimento, fino ad un massimo di 12 metri di lunghezza.

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Dal 2015 Davide Groppi produce Masai (di Maurizio Mancini – foto sopra) a metà tra la lampada da terra e quella a sospensione. Leggera e flessibile, la luce Masai è ideale per collezionisti d'arte ed esposizioni, per rivelare angoli nascosti e valorizzare altro da sé.

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Davide Groppi srl
Altra ricerca, altra creazione. Nel 2014 insieme ad Harry Thaler, progetta Edison’s Nightmare: un saluto alla lampadina di Edison. Un gesto simbolico – inchiodare una lampadina – più vicino all’opera d’arte che al lighting design, che raccoglie contemporaneamente la citazione di un simbolo passato unito all’idea di progresso e futuro green (dal 1 Settembre 2012 non è più possibile, nella Comunità Europea, vendere lampadine ad incandescenza).

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Lui, che predilige la luce sul tavolo, quella degli incontri, delle conversazioni, dei silenzi e degli sguardi ha collaborato anche con importanti chef stellati che hanno preferito la sua luce nei propri ristoranti. Carlo Cracco, nel suo ultimo ristorante milanese in Galleria, ha scelto la lampada da tavolo portatile Tetatet del 2013 (foto sopra) studiata in edizione speciale proprio per gli interni in stile.

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